La parabola aiuta tutti coloro che sono nella vigna a ricordare alcune cose: la prima è che la vigna è proprietà del padrone e di nessun altro; al padrone la vigna sta a cuore più di quanto ne stia a me; c’è posto per tutti nella vigna.
È il padrone che decide chi inviare a lavorare nella vigna e quando vuole lui.
I “primi” dimenticano che è un onore lavorare e aver lavorato “fin dal mattino” nella vigna.
I “primi” dimenticano che il padrone è “giusto”, ma stiamo parlando di giustizie diverse per cui, a ragione, potremmo dire che Dio è “ingiusto”.
Le sue vie non corrispondono alle nostre. (E meno male!).
Agli “ultimi” viene dato giustamente/ingiustamente lo stesso salario dei primi e i primi non accettano lo stesso trattamento (nemmeno pretendono di più, ma a loro dà fastidio essere messi alla pari…).
Personificano al meglio questo aspetto i due figli della parabola del Padre
misericordioso (Lc 15).
Il vero peccato è non saper gioire del ritorno a casa dell’ultimo, di chi l’ha fatta grossa, di chi “non merita”, di chi la vita se l’è goduta “mentre noi siamo stati qui per anni a dare tutte le nostre energie…”.
Il Vangelo è la bella notizia di un ladrone che ai supplementari, ruba il Cielo entrandoci come primo cittadino.
Il buon Dio ci ricordi l’essenziale per non stare sulla porta delle chiese a fare i conti, a valutare gli operai.
A questo ci pensi il padrone.
La vigna deve portare frutti, perciò va coltivata al meglio e con tutte le forze possibili.
Tanti aspettano i frutti della vigna, “frutti buoni per la speranza del mondo”.
Diamoci da fare soprattutto non dimentichiamo di far nostra l’ossessione del padrone della vigna, di Dio stesso: “cominciare dagli ultimi”, dai più piccoli, da chi non conta …
Buona domenica a tutti!
+ don Vito

