30 anni dalla piantumazione dell’Olivo della Pace. Lo scorso venerdì, l’anniversario ha offerto l’occasione per un incontro interreligioso nel Santuario del primo presepe. Le parole di pace del vescovo Vito Piccinonna si sono così intrecciate con quelle dell’imam Mohamed Ahardane, grazie alla preziosa ospitalità dei frati minori e all’invito del Comune di Greccio. Un evento significativo, non solo perché svolto all’ombra degli otto secoli dal Transito di san Francesco, ma anche come piccolo segno di quella “Officina di Pace” evocata per la Valle Santa e sempre più necessaria in un tempo che vede normalizzarsi la guerra. Un mondo malato, ha notato il vescovo, nel quale ci troviamo a collocarci «tra il diluvio e l’arcobaleno»: tra la banalizzazione dei conflitti e la speranza attiva e impegnata per il loro superamento. Una prospettiva che chiama tutti al pensiero e all’azione, ma in particolare i giovani e chi dei giovani si prende cura. «Le nuove generazioni oggi più che mai chiedono una testimonianza diversa», ha insistito don Vito. «Abbiamo l’obbligo morale di farlo per loro che hanno il diritto di non vederci lasciare questo mondo così come l’abbiamo combinato».
Foto Michele D’Alessandro















