Nella celebrazione di chiusura dell’ottavo centenario della Cattedrale, prima del canto del Te Deum e della benedizione finale, il vescovo Vito ha affidato alla comunità diocesana riunita in Santa Maria la Lettera pastorale con le indicazioni che accompagneranno questo e i prossimi anni. Una consegna in due tempi, prima simbolicamente ai rappresentati di alcuni organismi e aggregazioni, e all’uscita dal duomo a tutti i fedeli.
Sulla copertina figura il famoso dipinto del “Seminatore” di Vincent Van Gogh, che rende nella composizione, nei colori e nel gesto del soggetto il tema di Dio presentato come il seminatore della parabola di Marco (4,1-20). Ma più ancora dell’immagine è il titolo a portare al cuore dell’invito mosso dal vescovo: Largheggia. Sembrerebbe una provocazione impossibile in un tempo in cui, per usare le parole di papa Leone, «Molti segni ci parlano di stanchezza, di frammentazione, di solitudine. Nelle nostre comunità possiamo talvolta avvertire la fatica di trasmettere la fede, la difficoltà di coinvolgere le nuove generazioni». Ma, aggiunge il Pontefice, «il Vangelo ci riscuote».
Ed è questo il richiamo rivolto da don Vito: cogliere nel gesto apparentemente sconsiderato del contadino che getta il seme tra i rovi e le pietre, senza badare alla qualità dei terreni, il vitale entusiasmo al quale è chiamato il credente. È il richiamo a una fede che scalda il cuore: non una religiosità razionale e calcolatrice, che si arresta davanti agli apparenti limiti del mondo, ma una fede che nel gesto del braccio del seminatore coglie la smisurata fiducia di Dio, che va «oltre ogni evidenza e ogni umana ragionevolezza».
Ad emergere è la confidenza nella creatività delle persone e la certezza che, nei modi più impensabili, la Parola del Vangelo vuole e può ancora raggiungere tutti. Senza faciloneria, perché «Non sempre possiamo vedere immediatamente il bene generato dalle nostre azioni. A volte crediamo di aver fallito soltanto perché non possiamo ancora vedere ciò che abbiamo seminato. Nulla è sterile. Dio è Colui che va “oltre”, che ti sorprende con la sua provvidente azione».
A partire da questa consapevolezza, don Vito invita innanzitutto a disporre innanzi tutto sé stessi come campo da seminare. Ciascuno di noi ha nell’animo zone inaridite, macerie e pietraie. Sono i dolori e le delusioni, gli affanni della vita, certe assenze o gli sbagli irrimediabili. Ma anche quelle parti di terreno brullo e ostile possono rifiorire e bonificarsi se si lascia cadere in essi il seme della Parola.
Da qui discende il semplice progetto proposto dal documento: quello del “Vangelo come priorità”, da rendere concreto introducendo nella vita ordinaria delle parrocchie un momento settimanale per sostare sulla Liturgia della Parola domenicale. Per non arrivare impreparati all’appuntamento con la celebrazione festiva e per lasciarsi interrogare dal Vangelo su sé stessi e sulla propria missione di cristiani, ma anche per ricavare chiavi di lettura di quanto accade nel mondo, che aiutino a vivere anche una fede responsabile anche in chiave sociale. Non una lectio o una predica, dunque, ma un incontro che aiuti i partecipanti ad entrare nel vivo delle Scritture, grazie all’aiuto di sacerdoti o diaconi, ma anche religiosi e religiose o laici preparati.
Come portare avanti il progetto, da ora e nei prossimi anni è lasciato alla creatività di ogni comunità. «Ora tocca a noi, tocca a te: Largheggia anche tu, come Dio ha fatto e non smetterà di fare con te».

