La celebrazione eucaristica nella sera della vigilia ad Accumoli presieduta dal vescovo Vito, poi la veglia ad Amatrice con la fiaccolata e il ricordo di ogni caduto. Nella mattina del 24 agosto un semplice momento di preghiera guidato dal parroco di Amatrice don Jhon nella chiesa provvisoria, in attesa del pomeriggio, quando il cardinale Matteo Zuppi ha presieduto l’Eucaristia, come fatto al mattino ad Arquata del Tronto. Così le liturgie hanno scandito il decimo anniversario del sisma che ha portato morte e devastazione nel centro Italia.
Rivolgendosi alle centinaia di fedeli riuniti nel campo sportivo di Amatrice, il presidente della Cei ha assimilato il ricordo al dolore di una ferita che si riapre, che fa male fino alle lacrime. Ma alla memoria è di consolazione e speranza la condivisione del ricordo, che vissuto alla luce della fede consente di sperimentare la consolazione promessa dal Vangelo. “Gesù non dice beata la sofferenza, ma vuole che chi sperimenta la durezza della vita trovi amore, consolazione, speranza e futuro”.
Nel fare memoria della notte del sisma, Zuppi ha rievocato le immagini più drammatiche: “Il frastuono, le urla disperate, il buio, la polvere, il corso principale di Amatrice ridotto in macerie, con la torre civica rimasta simbolicamente in piedi”. Da qui, il pensiero anche alle frazioni del territorio, che, in seguito al sisma, oltre al dolore della perdita e ai danni inferti alle strutture, hanno dovuto affrontare anche il problema dell’isolamento. “Gesù è il primo soccorritore e anche sempre l’ultimo a restare là sotto” ha detto il presidente della Cei, indicando nella vicinanza di Dio una presenza concreta dentro la sofferenza umana. Il ricordo dei funerali celebrati sotto un tendone, con il crocifisso sostenuto dalle corde, resta per molti l’immagine più forte di una tragedia che “portiamo nel cuore”.
Guardando al cammino compiuto in questi dieci anni, Zuppi ha quindi ribadito che la ricostruzione non può riguardare soltanto edifici e infrastrutture. “Dicevamo – ha ricordato – che doveva partire da dentro le persone, non soltanto dai mattoni”. Per questo, ha sottolineato, la sfida oggi è continuare a sentirsi comunità, vincendo stanchezza e scoraggiamento attraverso “l’unica forza che ci fa muovere: l’amore, cioè la passione per il futuro”. Il cardinale non ha voluto dimenticare neppure la vicinanza espressa allora da Papa Francesco, che poche ore dopo il sisma telefonò al vescovo per manifestare la propria solidarietà e che successivamente incoraggiò la popolazione a “guardare sempre avanti” e ad aiutarsi reciprocamente. Parole che, ha osservato Zuppi, “sentiamo vere ancora oggi”.
Pur riconoscendo che il percorso non è concluso e che “Amatrice non c’è più e non c’è ancora”, il presidente della Cei ha espresso fiducia nella rinascita del territorio. “Pezzo per pezzo riappare”, ha detto, invitando tutti a non fermarsi alle polemiche, ma a valorizzare l’impegno comune delle istituzioni, della Chiesa e dei cittadini. “La comunità si rigenera”, ha concluso. “L’amore unisce, il male distrugge e divide”.

