Io invece non ti dimenticherò mai. È il versetto del libro di Isaia che indirizza il Messaggio del Pontefice per la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani. Una ricorrenza che la sezione del servizio diocesano di Pastorale familiare dedicata alla terza età ha colto come occasione di un incontro ad Amatrice, centrato proprio sulla riflessione di Leone XIV, in programma sabato prossimo, 25 luglio, alle 10. E se i destinatari sono i nonni, non sfugge che il tema implica una presa di posizione verso i luoghi più duramente colpiti dal terremoto del 2016, che fra poco più di un mese vivranno il decennale di quella tragica notte del 24 agosto. Anche una piccola iniziativa conferma un’attenzione mai venuta meno. Nei mesi più duri che hanno fatto seguito al sisma, furono innumerevoli le attività promosse dalla Chiesa reatina e dalla Caritas italiana rivolte ai residenti più avanti negli anni. Non solo per una vocazione alla cura dei particolarmente fragili, ma anche riconoscendo nel patrimonio di memoria di cui sono portatori gli anziani un fattore indispensabile per la tenuta relazionale di quanti, nel momento più difficile, hanno scelto di restare tra i monti della Laga. Un sapere necessario perché il processo di ricostruzione non interessasse solo gli edifici, ma anche il tessuto umano. Cosa sono infatti i vecchi se non le radici, le fondamenta della comunità?
Ma nella scelta di vivere la Giornata dei nonni sull’Appennino si indovina anche un’altra lettura. La situazione di Amatrice, di Accumoli e degli altri comuni dell’area è infatti paradigmatica di quella della provincia reatina e delle aree interne più in generale. Lo spopolamento dell’entroterra si lega a un cronico esodo di giovani verso le città maggiori, cui fa seguito un tasso di natalità strutturalmente inferiore alla media nazionale. E se da un lato l’isolamento geografico non aiuta chi studia o entra nel mondo del lavoro, dall’altro, s’indovina una sorta di fenomeno migratorio inverso, che vede i pensionati lasciare le città per tornare nei luoghi d’origine. Un desiderio che può essere appagato nelle situazioni in cui il ridotto dinamismo economico della provincia non incide sul reddito. I numeri del resto parlano chiaro. Già nel 2019 l’indagine promossa dalla diocesi attraverso l’osservatorio RiData evidenziava l’invecchiamento della popolazione e la mancanza di fattori in grado di invertire l’andamento. Una tendenza confermata più di recente dal libro Oltre le sfide di Marco Fuggetta, che rileva un’età media in provincia che sfiora i 49 anni con la fascia degli over 65 che supera il 27% della popolazione nel 2025, contro il 24,2% di dieci anni prima.
In un contesto in cui si contano 266 anziani ogni cento giovani, non solo l’attenzione della Chiesa locale, ma il contenuto stesso del Messaggio di papa Leone XIV forniscono indicazioni utili. E forse la prima è proprio a non lasciarsi sopraffare dai numeri, lasciando spazio a una lettura meno strumentale della realtà. Perché se è vero che la forbice tra nonni e nipoti si allarga a causa del saldo demografico negativo, è anche vero che la concausa positiva è in una maggiore aspettativa di vita: anni preziosi che richiedono visioni nuove e non una semplice revisione dei servizi, che pure è necessaria e si cerca attraverso forme di assistenza domiciliare o remota. Va ad esempio superato un pregiudizio che vede negli anziani un peso. A pensarci, è un atteggiamento culturale recente, sconosciuto poche generazioni fa. Esso, nota Leone XIV, dipende da una visione economica «incentrata sul profitto» che «indebolisce i legami familiari». Non solo, banalmente, perché il lavoro porta i figli a vivere lontano dai genitori. Questo infatti è naturale e spesso l’emancipazione è auspicabile. Più decisiva della distanza è l’orizzonte culturale, la mutazione dei valori. Anche la crisi delle culle, del resto, pare avere una concausa in priorità individuali sempre più autocentrate e indirizzate alla performance. Questa narrazione incontra nelle fragilità una sgradita interferenza. E a pensarci, questa insofferenza vale verso i piccoli e gli anziani come verso i territori.
Di segno opposto la parola del Pontefice, che rifacendosi al suo predecessore riconosce nei fragili un “nuovo popolo” e nella debolezza «una nuova potenzialità che illumina anche le altre età della vita». Un discorso la cui estensione al destino delle aree colpite dal sisma non sembra fuori luogo. Non mancheranno le occasioni per approfondire queste idee nei giorni che abbracciano l’anniversario del 24 agosto. E anche se l’incontro, organizzato dalla responsabile anziani della Pastorale della famiglia Licia Alonzi, e affidato al direttore della Pastorale don Paolo Maria Blasetti, guarderà con più immediatezza al Messaggio di papa Leone, sarà comunque un modo per restare in relazione e continuare a cogliere la forza della vita dove meno ci si aspetta.
Foto: R. Siciliani

