XXXII Domenica del Tempo Ordinario

Breve pensiero del Vescovo Vito sul Vangelo domenicale

8 novembre 2026

Vita accesa o spenta.
Saggia o stolta.
Tertium non datur.
Come queste donne.
Sono sagge quelle capaci di lungimiranza, di mettere in conto persino il ritardo dello Sposo e l’arroganza prolungata della notte.
Perciò occorrono tanto olio e tanto amore.
Lo Sposo non obbedisce alle nostre attese e pretese, alle nostre estenuanti pianificazioni, ma alle Sue fedeli promesse.
Sì, lo Sposo è fedele, verrà!
Non mancherà di venirci incontro.
Alla Sua voce occorre uscire. Sì, uscire e uscire incontro, perché è questa l’essenza della vita e della vita cristiana. Come quella del Maestro di Nazareth, un uscire perenne, dal grembo del Padre, fin sulle strade della Palestina e ancora fino alla fine dei tempi: venire incontro. Noi l’abbiamo trasformata la vita in un eterno andare contro… Che peccato!
La lampada spenta è la persona spenta, che non ama se non per poco, ma senza amore tenace e ardente non ci possono essere nozze.
La Scrittura ci porta sempre ad un roveto ardente. Solo lì non ti bruci, ma rimani vivo e capace di dar vita, non importa come.
E la vita non è, e non sarà, più tale. Il Vangelo ci incoraggia ad essere persone che “forzano l’aurora a nascere, che poi è l’unica violenza possibile” (don Tonino Bello).
Il mondo ha bisogno di persone che abbiano l’ardire di attraversare la notte, di uomini e donne pro-tesi, di accompagnare, anche nella notte, verso l’Aurora senza fine. Le lunghe notti hanno bisogno solo di tanto e grande amore, perché solamente così si trasformano in giorno.
E sarà festa. Credici! Crediamoci!
Buona Domenica!

+ don Vito