Solennità di Santa Barbara, vergine e martire

Cattedral di Rieti
04-12-2025

Carissime sorelle e carissimi fratelli nel Signore,

Siamo entrati da pochi giorni nell’Avvento e, avvertendo come provvidenziali queste occasioni di grazia mentre facciamo memoria del martirio della nostra Santa che assieme ad altre giovani Sante donne, Anatolia e Vittoria, hanno bagnato col sangue la terra sabina, sento tutta la verità delle parole del pastore protestante, protagonista della resistenza al nazismo, Dietrich Bonhoeffer: “Attendere è un’arte che il nostro tempo impaziente ha dimenticato. Esso vuole staccare il frutto maturo non appena germoglia; ma gli occhi ingordi vengono soltanto illusi, perché un frutto apparentemente così prezioso è dentro ancora verde, e mani prive di rispetto gettano via senza gratidutine ciò che li ha delusi. Chi non conosce la beatitudine acerba dell’attendere, cioè il mancare di qualcosa nella speranza, non potrà mai gustare la benedizione intera dell’adempimento”. Le parole del teologo luterano sembrano ben fotografare il comportamento di Dioscoro, padre della Santa, che accecato dall’orgoglio del proprio prestigio e della propria fama non seppe vedere in profondità ciò che maturava addirittura nel cuore della figlia, da lui stesso decapitata sotto l’impero di Massimiano 290 d.C.

Il Vangelo poc’anzi ascoltato ci invita però a riflettere in particolare sulle scelte di Dio che, paradossalmente, ai piccoli rivela i misteri del Regno e non ai sapienti e ai dotti. Tutte le Sacre Scritture, i vangeli in particolare, sono la narrazione di una mentalità, quella di Dio, che sconvolge la logica dominante, di ogni tempo. Come la nube dell’Esodo (cfr. Es 14,20), che era ad un tempo luce per il popolo dell’Alleanza e buio per l’Egitto, così Dio sembra rivelarsi preferenzialmente ai piccoli e nascondersi ai sapienti. Dioscoro si è difeso dalla luce, anzi si è fatto tenebra addirittura per ciò che doveva rappresentare quanto di più caro aveva, una figlia. Quante volte un calcolo, una passione o un interesse, possono accecarci e  portarci a sacrificare l’insacrificabile! Barbara, invece, come i piccoli del vangelo, disobbedendo coraggiosamente alle imposizioni paterne, con una fortezza tutta evangelica, sceglie addirittura la morte pur di non venir meno alla sua fedeltà nei confronti del Signore, che come tutte le vergini sente come suo amore, suo sposo. Da Cristo ha imparato, da Lui, il mite e umile di cuore, e in Lui ha trovato gioia e riposo per sempre. Dioscoro è ormai dimenticato, Barbara giganteggia sino ai nostri giorni e la nostra Chiesa e la nostra Città debbono trovare ancora e sempre in lei motivi di fedeltà alla propria missione ispirandosi, nei fatti, a lei. Quanto abbiamo da imparare, tutti quanti, dalla piccolezza e dalla fortezza di Barbara, dai tanti piccoli del vangelo e della vita!

Solo qualche giorno fa (28 novembre) il Santo Padre Leone XIV, nel corso del suo primo viaggio apostolico in Turchia e Libano,nella Cattedrale di Istanbul, rivolgendosi alla piccola comunità cristiana che lì vive, ha invitato a “guardare con gli occhi di Dio per scoprire la via della piccolezza da lui scelta”. “È lo stile del Signore”-ha detto- “che siamo chiamati a testimoniare” e ha ricordato che questa logica della piccolezza è la vera forza della Chiesa. Essa, infatti, non risiede nelle sue risorse e nelle sue strutture, né i frutti della sua missione derivano dal consenso numerico, dalla potenza economica o dalla rilevanza sociale. La Chiesa, al contrario, vive della luce dell’Agnello e, radunata intorno a Lui, è sospinta per le strade del mondo dalla potenza dello Spirito Santo. In questa missione, è sempre nuovamente chiamata ad affidarsi alla promessa del Signore: “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di dare a voi il suo regno”(Lc  12,32). E concludendo Leone ha richiamato un’espressione del suo predecessore, Francesco: “In una comunità cristiana dove i fedeli, i sacerdoti, i vescovi, non prendono questa strada della piccolezza manca il futuro. Il Regno di Dio germoglia nel piccolo, sempre nel piccolo”.

Questa santa celebrazione eucaristica, cari fratelli e sorelle, ci confermi nella certezza non solo di celebrare ma anche di vivere della luce che promana dall’Agnello. Non ci interessano altre luci se non quella che viene dal Cristo che è sempre Agnello immolato perciò donato per la salvezza del mondo intero. Questa Festa ci prepara, poi, come una strenna natalizia, ad accogliere nella gioia della fede Colui che a Betlemme si fece l’Infinitamente Piccolo, Gesù, il Figlio di Dio Benedetto. La nostra Valle santa, per intuizione di Francesco, è ancora oggi eco particolare di questa piccolezza. Beati noi se sapremo ascoltarla e praticarla per davvero!

Abbiamo bisogno di aderire a Gesù, alla sua piccolezza. Abbiamo bisogno di convertire il Dioscoro che talvolta è in noi, che non si accorge del bene, dominato da manìe di grandezza, spavaldo e vanaglorioso ai limiti della violenza e della cattiveria.

La giovane martire benedica la nostra Chiesa diocesana, la nostra Città che conserva dal X secolo le sue reliquie, collocate sotto l’altare maggiore della Cattedrale da oltre due secoli. La sua memoria ci aiuti a prendere sul serio la nostra fede, ci faccia attenti ai più piccoli, alle nuove generazioni, donando loro ciò che di più prezioso disponiamo, il nostro tempo, il nostro ascolto. Con rinnovata speranza desideriamo non abbandonarli alla deriva ma incoraggiarli nel bene, cercando di essere noi adulti presenze significative. La nostra città esprima unanimemente per loro il meglio delle proprie risorse soprattutto umane, divenendo per davvero una società madre, solidale, come ho accennato nella Traccia pastorale riprendendo un pensiero di papa Francesco. Il domani ci chiederà conto. Oggi è il tempo della cura e della prossimità, della semina paziente, nascosta ma generosa, nella serena fiducia che solo il buon seme gettato nelle viscere della storia germoglierà e porterà i frutti che Dio desidera. Vorrei che sempre più Barbara fosse sentita da tutti noi, dai più giovani soprattutto, come la sorella maggiore che tifa e prega per noi e chiede di avanzare sulle strade di Dio. Sì, cari fratelli e sorelle, incamminiamoci con più decisione sulle strade di Dio, le uniche che non deludono, le uniche che, pur non essendo facili fanno felice il cuore, anche in mezzo alla tempesta. E mentre camminiamo invocando “Maranatha-Vieni Signore Gesù” scopriremo che è Lui stesso a venirci incontro, Lui, lo Sposo fedele che ci ha sedotti e mai ci abbandonerà.

 

+ Vito Piccinonna