Carissimo Claver, Carissimo Zo Andry,
oggi Colui che vi ha scelto sin dal grembo materno, per mezzo dell’imposizione delle mani e la preghiera del Vescovo, vi consacra suoi ministri, presbiteri, servi a tempo pieno.
Non stiamo, però, celebrando la realizzazione del vostro sogno: è il sogno di Dio che vi precede e vi supera. È per questo che abbiamo bisogno della Parola e dell’Eucaristia e anche dell’intercessione dei Santi, ma anche della preghiera di tutti noi, vostri fratelli e sorelle qui presenti, della vostra famiglia religiosa, e di quanti vi accompagnano in qualche modo, per poter essere interiormente illuminati su ciò che lo Spirito di Dio oggi scrive con inchiostro indelebile nelle vostre vite e con le vostre vite.
La Parola di Dio ci parla sin dalla prima lettura (Is 61,1-3a) delle caratteristiche proprie del Messia, che è consacrato dallo Spirito con l’unzione per portare il lieto annuncio ai poveri, per fasciare le piaghe dei cuori spezzati, per consolare, per rivestirci di gioia. Anche su di voi oggi scende quell’unzione potente, per cui potrete dire: «Lo Spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione» (Is 61,1). Siete mandati oggi per portare il lieto annuncio ai miseri, per fasciare le piaghe dei cuori spezzati, per proclamare la libertà degli schiavi, per consolare tutti gli afflitti e dare loro una corona invece della cenere, l’olio di letizia invece dell’abito da lutto. Sono tutte azioni che in Gesù, l’Unto di Spirito Santo per eccellenza, trovano compimento oltre ogni umana attesa. Tutta la vita di Gesù è la narrazione vivente di un Dio che ha scelto di amare non trattenendo nulla per sé. Siate come Lui e grazie a Lui pastori che conoscono le proprie pecore una a una e da esse si lasciano conoscere. Ricordatevi che il vostro sguardo deve spingersi oltre i confini visibili: ci sono «altre pecore che non provengono da questo recinto» (Gv 10,16), e anche quelle siete chiamati a condurre, ascoltando l’unica voce dell’unico Pastore, per costruire l’unità di un solo gregge.
Voi fra poco vi prostrerete a terra per dire che la vostra vita non vi appartiene più e che solo da Dio tutto vi attendete, come Gesù. Di Lui siate perdutamente innamorati, appassionatamente. Che Lui non divenga mai una parentesi della vostra vita e delle vostre giornate!
Avete la grazia di vivere il vostro sacerdozio all’interno della Famiglia religiosa dei Discepoli. La vita e le parole di don Giovanni Minozzi siano per voi il riverbero della vita e delle parole di Gesù. Il vostro Fondatore così raccomandava ai suoi figli spirituali: “Raccoglierci dobbiamo, imparare a raccoglierci in noi stessi per il nostro bene…ripiegarci pensosi dobbiamo ascoltare chi dentro ci parla per noi, esclusivamente per noi. Abituatevi, figlioli miei, a riconoscerla subito, a ricercarla, a goderne. È la voce del Padre celeste”. Mi pare sia l’invito a custodire e a leggere l’opera di Dio in noi. Questo non vale solo per gli anni della formazione iniziale, vale ancora di più da oggi in poi, sino al termine della vostra vita. Se noi ministri del Signore non facciamo questo esercizio quotidiano su noi stessi con quale coraggio potremo indicare agli altri ciò che il Signore chiede loro?
Mentre riceverete le offerte del popolo santo di Dio, il pane e il vino, per il sacrificio eucaristico, vi verrà affidata la vera carriera che dovete compiere, con le parole che come Vescovo pronuncerò: “…Conforma la tua vita al mistero della Croce di Cristo”, che poi significa amare senza misura, tradurre nei fatti e nella verità il segreto della vostra adorazione, non trattenendo nulla e nessuno per voi, maturando un cuore largo e delle mani vuote, rendendovi poveri e liberi, lontani dagli idoli e dalla superficialità. Compito possibile? Da soli certamente no, mettetevi l’anima in pace. Con la grazia di Cristo sì. A Dio tutto è possibile. Non preoccupatevi di voi. Lasciate fare a Dio.
Conformare la vita al mistero della Croce di Cristo vorrà dire per voi prolungare con tutta la vostra vita l’amore e la donazione di Cristo, il Pastore bello e buono delle nostre vite. Siate il prolungamento del buon Pastore: attraverso l’evangelizzazione, tramite la liturgia e mai senza la carità vivete Cristo e servitelo con grande umiltà. Ricordatevi che ogni volta che non sceglierete, nei fatti, di vivere alla maniera di Gesù diventerete dei mercenari, sceglierete la via comoda, magari celebrerete anche messe e parlerete agli altri di Gesù, ma non come chi è continuamente sedotto e conquistato da Lui.
Non vergognatevi di Gesù, annunciatelo con franchezza e sine glossa come salvezza di questo mondo spesso insipido e disorientato per il quale – prometterete fra poco- sarete chiamati a implorare la divina misericordia. Perciò siate capaci di grande vicinanza, siate Ministri della Vicinanza di Dio in una Chiesa che vuol essere Casa e Madre per tutti, nessuno escluso, anzi proprio cominciando da chi si sente escluso, lontano o allontanato anche dai nostri circuiti. Da loro verso tutti, tutti, tutti. Non siate mai dei muri di gomma soprattutto verso le lacrime e le speranze della gente; avvertite con entusiasmo le speranze talvolta timide delle nuove generazioni, siate riverenti verso i più anziani, spartite le fatiche delle famiglie e dei più poveri, fatevi vicini agli ammalati e a chi se ne prende cura. Siate consolazione per tutti, consolate con la stessa consolazione con cui Dio vi consola. State con la gente, con tutti, non sceglietevi gruppi vostri, non ambite a spazi particolari. Vi stia a cuore l’unità della Chiesa-oggi più che mai!- vivete e servite l’unità della Chiesa sempre in comunione col Papa e con i vostri legittimi superiori. Fate di tutto per non procurare mai anche un pur piccola divisione in mezzo al popolo santo di Dio. Spendetevi interamente e se qualche preferenza potete avere abbiatela per i più piccoli e i più poveri. Scriveva il vostro Fondatore ai novizi e ai giovani sacerdoti: “Il Sacerdozio non è un privilegio di casta, ma un servizio d’amore eretto sui bisogni dei più deboli. Chi sale l’altare deve saper scendere nelle trincee del dolore umano”.
L’apostolo Paolo, nella lettera agli Efesini (4,1-7.11-13), ci parla anzitutto come «prigioniero a motivo del Signore» (Ef 4,1). È l’immagine potente di chi sperimenta le catene, la stretta della prova, il buio della notte. Carissimi, ci saranno notti nel vostro ministero: la notte della solitudine, la notte del dubbio, la notte in cui vi sentirete stretti dalle debolezze umane e dalle fatiche pastorali. Ma è proprio in quella notte che siete chiamati a custodire la speranza da autentici “prigionieri d’amore” del Signore e a comportarvi in modo degno della vocazione che avete ricevuto. Anche nel buio, comportatevi con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, attingendo alla luce dello Spirito.
Cari Claver e Zo Andry, voi vivete la vostra consacrazione nella terra amatriciana, a dieci anni dal sisma che ha colpito duramente questo caro popolo. Come porterete per sempre in voi il sigillo e il profumo del sacro crisma che vi consacrerà sacerdoti in eterno così possiate portare in voi, inseparabilmente, un grande amore per il popolo di Dio specie quando è ferito da cicatrici che niente e nessuno potrà mai redimere se non la consolazione stessa di Dio. È questa anche la mia particolare preghiera per voi. Amen!
