Omelia nel primo anniversario della morte di mons. Delio Lucarelli

Cattedrale
29-01-2025

Fratelli e sorelle carissimi,

questa sera celebrando l’Eucaristia nel grato e affettuoso ricordo del Vescovo Delio provvidenzialmente siamo ricondotti dal brano evangelico a considerare il dono e la responsabilità che Gesù, Parola di vita eterna, affida anche a noi oggi.

Mentre ringraziamo ancora e sempre il Signore per il dono del ministero del Vescovo Delio nella nostra Chiesa diocesana, soprattutto come testimone e annunciatore della Parola, lasciamoci provocare pure noi dalla Parola che nel rivelarsi illumina e dona saggezza ai semplici (Sal 119).

Gesù insegna e invita all’ascolto. E le parabole che utilizza (ce ne sono circa 40 nei vangeli) adottano una modalità sapienziale che convoca e interroga -senza far violenza- la libertà dell’ascoltatore e, chiamandolo a decisione, lo pone sulla via della vita. Anche noi siamo convocati a questo ascolto.

Vorrei evidenziare brevemente tre elementi che accomunano il Seminatore e il Seme: la generosità, il passaggio, la speranza.

-Contempliamo anzitutto la meravigliosa generosità del Seminatore, oserei dire ai limiti della temerarietà. Certo, il modo di seminare nel contesto agricolo palestinese, spiega il motivo del largheggiare non solo nel terreno buono ma pure sulla strada, tra i sassi, tra le spine. Il Seminatore è generoso, non è tirchio: è il modo di fare di Dio che fino alla fine dei tempi continuerà a far così. La mietitura, atto che compete solo a Lui, sarà solo alla fine e per fortuna noi non c’entriamo, non è nostro compito. Il seminare riguarda pure noi, nelle diverse vocazioni che il Signore ci ha affidato. Dio sembra dilettarsi nella semina pur sapendo le asperità a cui Lui e il Seme vanno incontro: tre volte su quattro infatti il terreno seminato si mostrerà refrattario alla Parola eppure questo non spegne l’arte di seminare e di seminare con abbondanza.

-Il Maestro attraverso la parabola chiede di compiere un passaggio. C’è una pasqua da celebrare nella vita, nelle scelte concrete con l’aiuto della Grazia dello Spirito Santo. Occorre passare da fuori a dentro (v.11). Non è un passaggio indolore né risulta essere una collocazione fatta una volta per tutte. Non c’è da illudersi! La Parola chiama in causa, fa verità, discerne i sentimenti, scruta i cuori, penetra come una spada a doppio taglio, tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi, dirà la Lettera agli Ebrei (Eb. 4,12-13).

Gesù e il suo Regno possono essere accolti solo da chi sceglie di mettersi continuamente in una sintonia che chiama a conversione continua, a una sequela senza se e senza ma, col desiderio di far sì che la propria vita assomigli il più possibile a quella del Maestro. E che grazia poter vivere questo insieme, come comunità cristiana, come Chiesa. Sì, è una grazia faticosa ma è grazia anzitutto. Il Santo Papa Gregorio Magno così diceva a proposito dell’intelligenza delle Scritture ascoltate comunitariamente:
“Molte cose nella Santa Scrittura che da solo non sono riuscito a capire (!), le ho capite mettendomi di fronte ai miei fratelli. Mi sono reso conto che l’intelligenza mi era concessa per mezzo loro. Grazie a voi imparo ciò che a voi insegno: infatti, con voi ascolto ciò che a voi dico”. Sono parole provocanti per tutti noi, specie per noi ministri del Signore.

La Speranza. Gesù intende professare la sua ferma fiducia nella crescita e nei frutti sovrabbondanti del Regno, nonostante le gravissime resistenze che tentano di soffocarlo. A fronte della marcata evidenza dell’insuccesso della semina il Maestro fa risaltare in modo impressionante il frutto abbondante che ne viene quando la Parola è accolta, superando ogni umana attesa. Il frutto della messe in Palestina si attestava attorno al 7,5 per uno, Gesù addita in maniera paradossale risultati insperati: il 30, il 60, il 100 per uno. Gesù non obbedisce alle statistiche o ai calcoli matematici ma alle Speranze del Padre!

Troppe volte capita anche a noi di scoraggiarci facendo prevalere un senso di sconfitta che sovente infetta anche gli altri. Soprattutto in questi momenti, sia nella vita personale che in quella ecclesiale, dovremmo avvertire la grazia (!) di poter partecipare alla Pasqua di Gesù che è sempre mistero di morte e di resurrezione, di debolezza e di vittoria. Il Regno di Gesù non obbedisce a strategie umane né a pianificazioni “intelligenti” ma segue la logica della Croce, dell’amore smodato che non trattiene nulla per sè. Dio solo è capace di rendere fecondo ciò che spesso a noi sfugge.

Il Vescovo Delio, seminatore generoso della nostra Chiesa locale, chieda per noi al Signore il dono di una vita “cristiana” e dunque colma di speranza, sempre e nonostante tutto. A Lui il Signore conceda la gioia abbondante del Paradiso.