Omelia funus Mons. Luigi Aquilini

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29-07-2025

Siamo qui cari fratelli e sorelle anzitutto in attegiamento di gratitudine verso il Dio della vita e della storia per averci dato nel caro don Luigi Aquilini, un segno eloquente della Sua bontà e della Sua umanità.

Ci accompagna provvidenzialmente la memoria dei Santi Marta, Maria e Lazzaro. A Betania (“Casa dei poveri”) c’era la loro casa. Gesù ci andava spesso. Quella casa diventava spesso anche per Lui ristoro, luogo di amicizia, balsamo per le tante fatiche del ministero. Anche il Maestro aveva bisogno e desiderio di questa casa e più ancora di questi amici. Senza amici la vita muore. Dopo ogni incontro a Betania la vita ripartiva anche dinanzi ai momenti più cupi segnati dal limite e un giorno anche dalla morte di Lazzaro.

Entrare nella vita di don Luigi è stato per tutti noi come entrare nella casa di Betania. Ci si sentiva attesi e si veniva ospitati. La bontà la respiravi a piene mani, la maturità pure, l’umanità ti veniva incontro.

La vocazione di don Luigi affiora in un contesto particolare, che è quello famigliare, amatriciano DOC. Mamma Virginia e papà Sabatino con i loro 8 figli sono stati la culla originaria di questa vocazione dentro cui Dio ha fatto sentire l’eco della Sua voce. Don Luigi avrebbe compiuto tra pochi giorni 70 anni di sacerdozio ed è proprio la fedeltà la parola che lo può descrivere al meglio. Fedeltà a tutto tondo, verso il Cielo e verso la Terra, a cominciare dal frammento di mondo che ha abitato ma con lo sguardo, da buon alpino, verso l’alto, verso gli ampi orizzonti che il Regno di Dio e la geografia hanno complementariamente deliziato nella sua biografia, dandogli il gusto per tutto ciò che è profondamente umano. La poesia, la letteratura, l’anima contadina, l’arte con i suoi beni e il loro recupero, la fotografia, la storia, la cultura insomma, sono stati dei tramiti attraverso cui accrescere l’amore per questa terra ma più ancora per scorgere nel profondo di ogni cosa e di ogni persona quella bellezza che il Creatore vi ha sedimentato e che don Luigi non faceva fatica a far venir fuori, sempre e nonostante tutto. Dal male, dalla malizia e dall’acredine è stato sempre lontano.

A Betania è entrato anche il dolore un giorno, quando Lazzaro è venuto a mancare. Ferita grave. La morte spaventa anche Dio, la morte fa piangere anche Dio che si sente spogliato dei suoi figli… E non ci sono parole che tengano per consolare il cuore dinanzi alla morte di chi si ama. Ci sentiamo vicini tutti quanti a Marta che quasi “rimprovera” Gesù: “Se tu fossi stato qui -abbiamo ascoltato -mio fratello non sarebbe morto”. Che confidenza hanno avuto questi amici tanto da sapere che la presenza dell’Amico Gesù avrebbe addirittura impedito la morte di Lazzaro! La morte sembra spegnere tutto, tutto sembra andar perduto, anche ciò che ci ha tenuto in vita…

Il merito più grande di don Luigi, assieme a tutti gli impegni avuti, sino all’ultimo, come provicario generale della nostra Diocesi, mi pare stia nella maturità umana e sacerdotale con cui ha vissuto la ferita grande del terremoto con ciò che ne è seguito. Quel delicato frangente che si è aperto circa nove anni fa don Luigi l’ha attraversato come vittima ma anche come grande protagonista e così facendo, in prima persona, ha mostrato una possibilità di vivere il dolore senza farsi annientare da esso, mettendosi a lavoro fin quando ha potuto, interpretando il dolore degli altri, facendosi amico di tutti, ospitando in sé il grido di dolore di tutta una comunità, aprendola sempre alla convivialità dell’incontro.

Ripeteva spesso: è importante fare comunità, aiutarsi a vicenda perché da soli non si va avanti. E ancora ripeteva: ricostruiamo non solo per noi ma anche per chi verrà dopo. Ci vuole pazienza ma la speranza deve rimanere viva. È il suo testamento!

Ha continuato a scrivere e leggere poesie anche dentro la ferita del terremoto e della ricostruzione. Non ha perso la speranza.

Come Marta di Betania anche noi sentiamo il bisogno di sentirci ripetere le parole di Gesù, parole di risurrezione e di vita che già oggi iniettano fiducia e capacità di guardare oltre. Con la fede di Marta, con la fede di don Luigi anche noi desideriamo arrivare a ripetere: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”.

Grazie don Luigi! La Chiesa intera di Rieti, unitamente a questo popolo che hai servito e amato senza sosta e ancora bisognoso della tua preghiera e del tuo aiuto, ti dice e continuerà a dirti Grazie! Guardando le tue e nostre amate montagne sentiremo l’invito a guardare verso l’alto, non smettendo di interessarci alle fatiche e alle speranze di chi ci sta accanto, imparando da te che è la solitudine la più grande sconfitta. Chiedi al Signore per noi il dono di quella Speranza che ci aiuta a fare Comunità, sempre e nonostante tutto, a non lasciare nessuno indietro. Una Speranza, che tu hai scelto di vivere e che nessun terremoto può e dovrà mai distruggere. Amen.