Omelia funus don Nazzareno Nicolai

Chiesa di S. Anastasia in Borgorose
13-06-2025

Siamo qui come Chiesa che nel suo pellegrinaggio terreno ha fatto esperienza della bontà di un uomo e un ministro di Dio, figlio di questa terra, del Cicolano (nato a Spedino 86 anni fa), preso tra i fratelli, costituito presbitero dalla grazia di Dio il 29 giugno del 1967 per le mani del Vescovo Nicola Cavanna.

 

Ora più che mai il nostro cuore sente di rivolgere il Grazie a Colui che è l’origine della vita e del ministero di don Nazzareno, al Pastore dei pastori.

Le Sacre Scritture appena proclamate ci offrono un ponte luminoso tra la promessa e il compimento.

In Ezechiele Dio si fa custode premuroso: “Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo… fascerò quella ferita e curerò quella malata”. È il ritratto di un Dio che non governa dall’alto, ma si sporca le mani con la fragilità. Nel Vangelo di Giovanni Gesù porta questa promessa all’estremo: il Buon Pastore non si limita a curare, ma “dà la vita”.

Proprio in questo dare la vita leggiamo in filigrana l’esistenza del nostro caro don Nazzareno. La sua è stata una vita “offerta”, non con il clamore dei grandi gesti o discorsi, ma con la bontà, che è la declinazione più umile e concreta della carità. Mi pare possa essere considerato questo il suo tratto più caratterizzante che ha edificato tutti noi, me compreso che ho potuto godere in questi tre anni del suo esempio e del suo affetto.

Ci sono gesti che fanno notizia, e, invece, c’è una carità che fa il bene. La bontà di un prete semplice è quella che non fa chiasso e non cerca il palcoscenico e non rivendica nulla a nessuno. È una carità “sotto traccia”, come il seme che spacca la terra in silenzio per far crescere l’albero. Don Nazzareno ha edificato in modo particolare le parrocchie di San Paolo in Radicaro, di S. Elpidio  e di Borgorose come pure l’intera nostra Chiesa di Rieti non con proclami, ma con la pazienza dell’ascolto, la mitezza del tratto, la presenza costante dietro l’angolo di una necessità.

Questa bontà invisibile è quella che edifica davvero: anche quando accompagnata da tratti fragili non impone il bene, lo fa desiderare. È una carità che non fa rumore, ma che, come il lievito nella massa, ha fatto crescere il “meglio” nel cuore di chi lo ha incontrato.

Quanto abbiamo bisogno nella nostra Chiesa e nella società di questo tratto buono, gentile! Il misterium iniquitatis/il mistero del male non di rado mette radici anche nella comunità ecclesiale, talvolta è anche coltivato, facilitato da atteggiamenti isolati, furbi, subdoli, talvolta cattivi. Dio ce ne guardi! Il tutto può essere mutato solo grazie ad un di più di amore. E don Nazzareno questo ha vissuto. Avremmo la tentazione come i discepoli del vangelo dinanzi alla scoperta della zizzania che cresce in mezzo al grano di alterarci oltre modo (oppure, peggio, di far finta di niente) e invece il Maestro ci aiuta coraggiosamente e pazientemente a guardare dentro e oltre, a non farci rubare la speranza e la verità del vangelo, la fiducia del bene che certamente avrà la meglio per l’eternità.

Quasi 10 anni fa, in questa comunità che ha amabilmente servito fino a pochi mesi fa, mentre festeggiava il suo 50’ di sacerdozio con don Mario, al termine della celebrazione don Nazzareno rivolgeva alcune parole che mi sembrano la sintesi di quanto portava nel suo cuore e che ha portato fino all’ultimo. Pensando al suo ministero presbiterale volgeva lo sguardo all’Autore, al buon Pastore, a Dio. Tra le altre cose diceva: il ringraziamento più che a noi è rivolto a Dio. Questi anni-continuava-sono una montagna di grazie, un fiume di luce che attraversa tutta la vita. Cinquant’anni a contatto con la miseria umana, ma proteso al cielo. Per cinquant’anni ogni giorno, con l’ostia santa e il calice benedetto tra le mani: è una realtà sublime, misteriosa, emozionante assai. Il bene compiuto tra voi è stato ispirato, voluto e operato da Dio, autore di ogni bene.

Grazie don Nazzareno, oggi con affetto ti restituiamo al Buon Pastore. Ti diciamo grazie e continueremo a ricordarti perché, nel tuo silenzio operoso, ci hai ricordato che per dare la vita non serve sempre il martirio del sangue; basta il martirio quotidiano della bontà, quella carità che non cerca il proprio interesse, ma si consuma dolcemente per gli altri. Come hai fatto tu. E che la terra ora ti sia lieve, come lieve è stato il tuo passo tra noi. E noi speriamo di seguirlo. Ad-Dio, nel Regno che Lui ti ha preparato per l’eternità. Amen!