Cari fratelli e sorelle nel Signore,
la Liturgia della Parola ci accompagna nel vivere questo momento. Nel percorso verso la Pasqua, alla vigilia della Grande Settimana della nostra salvezza, viviamo con intensità, in spirito di fede ecclesiale, questo momento pasquale: il nostro fratello e padre, don Ercole, celebra già la sua Pasqua nell’eternità beata. È il motivo della nostra speranza, che si fa preghiera fiduciosa per questo pastore generoso, intelligente, umano che in diversi modi e situazioni ha desiderato essere servo fedele nella vigna del Signore.
Siamo nella sua Pescorocchiano che gli ha dato i natali e dove è stato ordinato sacerdote per le mani del Vescovo Cavanna, nutrito dalla fede tenera e forte della sua famiglia, di mamma Giovanna e papà Fedele con le sorelle, i fratelli e poi arricchita da cognati, cognate, nipoti che ha sempre amato e da cui è stato sempre amato sino all’ultimo.
I diversi impegni pastorali sono stati per lui un motivo per vivere, alla luce del Concilio, la sua fede, la sua totale donazione a Dio e al Suo popolo: a Montereale, a Radicaro-Sant’Agapito e soprattutto nella lunga e larga (!) esperienza a Contigliano (ben 54 anni!) e come Vicario generale per oltre 30 anni accanto a tre Vescovi (Amadio, Molinari e Lucarelli) per il bene e la crescita della Chiesa reatina, che sente e sentirà sempre per lui forte gratitudine.
È stato un prete che ha vissuto con il popolo a lui affidato, ha servito la Chiesa anche attraverso i Cursillos e le Comunità ecclesiali di partenza che negli anni ‘70 costituirono per la Chiesa reatina un forte rilancio della pastorale giovanile. Ma senza ombra di dubbio l’esperienza più forte è stata quella pastorale a San Michele Arcangelo di Contigliano. Possiamo dire con convinzione che il suo cuore è stato quello di un pastore con l’odore delle pecore! La sua autorevole paternità è stata generativa, ha provocato all’impegno, ha fatto crescere, mettendosi in gioco in prima persona, coinvolgendo al massimo tutti, con un amore “di parte” per i giovani e le famiglie. La sua audacia pastorale resti in benedizione per quella amata comunità.
Mi piace allora rendere grazie con voi al Signore per averci dato in don Ercole, un uomo, un pastore che ha saputo mostrare anche dopo aver lasciato i suoi incarichi riposti nelle mani del Vescovo, la paternità amorevole di Dio, edificando realmente così la Chiesa.
Ha saputo essere come Mosè (di cui abbiamo ascoltato nella Prima lettura) uomo della mediazione. Totalmente immerso nel suo popolo e in Dio, dal quale era stato costituito guida.
Mosè sa bene che il popolo è di Dio, non suo. Appartiene a Lui! Perciò è capace di mediare. Mediazione non fa rima con compromesso, è altra cosa. Egli deve piacere a Dio e anche quando il popolo non comprende deve indicare, anche in mezzo al deserto, pure in mezzo ai serpenti, uno sguardo alto e altro, sostenuto dalla preghiera confidente in Dio. Solo guardando nella direzione del serpente di bronzo posto sopra l’asta, pallida immagine del Cristo Crocifisso, riceverà la vita.
Questo sguardo non si acquista subito, né una volta per tutte. È Dio che educa con l’obbedienza del cuore. Mentre Mosè accompagna a salvezza il popolo verso la terra promessa, additandola di continuo, senza scorciatoie e indecisioni, egli non deve smettere di ricordare a se stesso la vocazione che Dio gli ha affidato e di essere lui per primo bisognoso di una liberazione mai conclusa. I sandali del possesso vanno continuamente tolti e rimessi dinanzi a Colui che regge e guida la storia oltre ogni immaginazione.
A Mosè potremmo chiedere: cosa ti ha vincolato così fortemente al popolo d’Israele, quali i momenti fondamentali? Senz’ombra di dubbio ci indicherebbe soprattutto la chiamata dal Roveto ardente e il fatidico passaggio del Mar Rosso, quasi a dire, più semplicemente, la vocazione e la missione.
Anche scorgendo la vita di don Ercole questi due fuochi sono sempre stati chiari, in un crescendo, senza riserve, anche quando ha scelto, liberamente e consapevolmente, di stare un po’ ai margini a motivo dell’età ma soprattutto per non apparire invadente, per non occupare la scena… Quanta santa invidia dovrebbe procurare questo stile, soprattutto in noi, ministri del Signore e della sua Chiesa!
Probabilmente gli sarà stata provvidenziale la figura di un altro grande mediatore, che trova la sua collocazione liturgica nel giorno della sua ordinazione sacerdotale (24 giugno del 1961): San Giovanni il Precursore. Forse lì è scritta la sfida di una vocazione: sin dal grembo materno si è scelti per preparare al Signore un popolo ben disposto, per preparare la via a Cristo, portare a lui, senza trattenere nulla e nessuno per sé.
Mi piace pensare sulle labbra di don Ercole le parole di Gesù ascoltate nel Vangelo: “Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite”. Questo ha voluto, questo ha desiderato. Perciò con fiducia lo affidiamo al Padre della Misericordia perché in lui esulti in eterno.
A tutti noi che abbiamo beneficiato del suo intelligente ministero, al nostro presbiterio e alla gente di Contigliano che lo ha visto come pastore intrepido, a tutti voi di Pescorocchiano che lo avete visto spendersi sino all’ultimo, don Ercole ottenga il dono della riscoperta della nostra vocazione, il coraggio di vivere la missione che il Signore a ciascuno affida, avvertendo Dio stesso come l’unico Assoluto della vita. Sarà il modo di continuare a sentirlo vicino a noi mentre lo contempliamo nella Terra promessa: in Gesù, il Crocifisso Risorto, suo e nostro Signore. Amen.
