Omelia funus don Carlo Dalla Palma

Omelia funus don Carlo Dalla Palma
25-06-2026

Nel pensare a questa Eucaristia che è non solo di suffragio ma anche e più ancora di gratitudine al Signore per il dono della vita, della fede e del ministero del caro don Carlo, mi è tornato in mente più volte in questi giorni il titolo di un noto libro di un po’ di anni fa: Ogni uomo è una storia sacra (Jean Vanier).

Dinanzi al mistero della vita e della morte, soprattutto quando raggiunge una persona a noi  cara, emerge l’unicità, l’irripetibilità, la singolarità di quella storia che ha provocato e interpellato la nostra esistenza, in modi diversi e sorprendenti, lontano da ogni aspettativa. Solo lo sguardo profondo si accorge di tutto questo. E più questo sguardo è allenato a vedere il bene più sarà capace di vedere ciò che sfugge ai più.

Unica e irripetibile è stata la vita di Gesù di Nazareth. Nei brani della Liturgia della Parola del giorno e nel vangelo che conclude il celebre Discorso della Montagna abbiamo riascoltato lo stupore delle folle perché –almeno Lui!- “insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi” (cf. Mt 5,29). Da dove gli veniva e che cosa era questa autorità che stupiva? Dalla sua vita! In Lui parole e vita erano un tutt’uno. Scribi e Company ripetevano qualcosa di imparaticcio, senza sussulti interiori, come meccanicamente presi e automaticamente predisposti. Quante volte anche in noi parlano le parole ma non la vita…

La vita di Gesù, invece, provocava gioia, includeva nostalgie, parlava di futuro, era capace-senza perdere in umanità-di attraversare anche il dolore e la morte e perciò era capace di accostarsi ad ogni brandello di umanità e di farlo crescere, di chiamarlo a pienezza, sempre, comunque e nonostante tutto. Non gli interessava la perfezione perché solo Dio è perfetto e per questo l’autenticità aveva la meglio sulla maschera. “L’uomo infatti guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore” (cf. 1 Sam 16,6-7). Si fermava dove la vita era più fragile a causa del male fisico o morale. E si è fatto debole con i deboli. Dirà l’Apostolo Paolo: “Dio lo trattò da peccato in nostro favore” (cf. 2Cor 5,21). È ciò che ha fatto dire a qualcuno “Il mio Dio è fragile”. La sua non era l’autorità schiacciante ma attrattiva. Verità di Dio è la Carità del Crocifisso, non altro.

Don Carlo è stato attratto da questo Dio e ha accompagnato all’incontro con questo Dio. Questo amore l’ha vissuto nella unicità della sua umanità. Nei suoi quasi 33 anni di ministero e nei luoghi e nei contesti di presenza e di servizio, in tanti abbiamo apprezzato anche l’animo inquieto, profondo e sensibile ma mai abituato a Dio. Non è diventato un mestierante sacro, come coloro che pensano che Dio sia in debito con loro solo perché ripetono “Signore, Signore” o perché vantano di aver fatto molto per lui e in suo nome. Carlo ha vissuto sino all’ultimo aspettandosi tutto da Dio, come grazia, anche nelle sue notti e nei suoi esili, come il popolo della prima Alleanza (cf. I Lettura). Una per tutte mi pare più che sintetica una confidenza fatta a don Roberto e da don Roberto trasmessami qualche giorno fa: “Non sapeva come fare e vivere senza l’Eucaristia”, cioè senza Gesù. Quanto abbiamo da imparare, quanto ho da imparare io da questo fratello da cui tante volte mi sono sentito voluto bene!

Ora affidiamo don Carlo a Colui che, in maniera unica, come nessun altro conosce il nostro cuore ed è più grande del nostro cuore. Possa sperimentare, in pienezza, l’abbondanza della misericordia di Dio e il Signore stesso infonda in noi tutti, nella sua mamma e nei suoi famigliari, nelle Chiese sorelle di Verona e di Rieti, in quanti ha incontrato e amato, soprattutto in noi preti, la dolce certezza che vogliamo pensare ora sulle sue labbra, ricalcando le parole dell’Apostolo:

Chi mi separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma, in tutte queste cose, io sono più che vincitore, in virtù di colui che mi ha amato. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno mai separarmi dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (cf. Rom 8,35-39).

Amen! Ad-Dio Carlo!