Dalla preghiera ai servizi

«La compassione non è pietà, ma capacità di soffrire con l’altro». È con parole semplici che Santina Proietti, responsabile dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della salute, introduce al senso profondo della Giornata mondiale del malato, quest’anno dedicata al tema La compassione del samaritano. Amare portando il dolore dell’altro. Un tema che, sottolinea, mette insieme la sofferenza del prossimo alla capacità di comprenderla e al desiderio di alleviarla. «Esistiamo per questo», spiega Santina parlando del suo impegno diocesano, che si affianca a un’attività importante e di lungo corso nel volontariato.

Santina Proietti

Un incarico che la vede leggere la Pastorale della salute con lo stile di una presenza mai astratta, sempre tradotta in gesti, presenze, servizi e capacità di coinvolgimento. Non a caso, per l’appuntamento dell’11 febbraio si è cercato di coinvolgere il più possibile l’intera comunità reatina in un intenso cammino di preghiera e vicinanza. Nel giorno in cui ricorre la memoria della Beata Maria Vergine di Lourdes si parte al mattino: prima la benedizione in Hospice, poi la celebrazione eucaristica in ospedale con il vescovo. Nel pomeriggio, invece, c’è il consueto appuntamento con la celebrazione lourdiana nella chiesa di Regina Pacis, con il rosario, l’Eucaristia presieduta da monsignor Vito Piccinonna e la processione. Tre tappe liturgiche per testimoniare con la preghiera «un’attenzione partecipata verso chi sperimenta la sofferenza della malattia, ma anche verso quanti se ne prendono cura ogni giorno».

Una vicinanza spirituale che non resta con le mani in mano, ma alimenta un accompagnamento concreto, fatto di gesti individuali e di servizi organizzati, come quelli erogati dal Centro sanitario diocesano. Attivo da diversi anni, il polo impegna il piano terra di Palazzo San Rufo, nel pieno del centro storico cittadino, e rappresenta il volto concreto di quella “compassione del samaritano” evocata dal tema scelto da papa Leone XIV. «La funzione del servizio è proprio quella di vicinanza, di accoglienza, di stare accanto alle persone», racconta Santina. Una missione che mette «al centro la dignità di ogni persona», soprattutto di chi si trova in difficoltà: «C’è chi non riesce a curarsi perché non sa come fare, magari perché non sa come prendere un appuntamento».

Il Centro, che fornisce anche assistenza medica immediata in quasi ogni specialità grazie alla presenza di tanti volontari tra medici e infermieri professionali, nasce proprio per colmare questo vuoto: orientare, accompagnare, sostenere. «Cerchiamo di portare ascolto e soprattutto speranza, per dare la possibilità di curarsi», spiega la responsabile. Sottolineando come l’attenzione non sia solo sanitaria ma anche umana, per «accogliere persone in bisogno, sostenerle nella cura della salute, ma anche nell’aspetto psicologico». Non un sostituto del sistema sanitario, ma un sostegno che intercetta e indirizza le fasce di utenza più fragili o che, per tante ragioni, si trovano a essere meno attrezzate nell’affrontare il disagio: gli immigrati o gli italiani più poveri o più soli, a volte disorientati di fronte alla burocrazia, alle trafile, al linguaggio stesso della sanità. In qualche caso giungono anche fasce di utenza inaspettate, come gli studenti universitari, in crescita in una città ancora non del tutto preparata ad accoglierli.

D’altra parte, anche lo stesso Centro sanitario diocesano non ha ancora espresso tutte le sue potenzialità. «Sentiamo che possiamo offrire ancora molto e sicuramente vogliamo fare di più: accrescere l’affluenza, dare maggiore visibilità alla nostra offerta». Una consapevolezza sostenuta da un binomio formidabile, fatto di gratuità e altissima professionalità. «Tutti i medici e gli infermieri sono a disposizione gratuitamente», ricorda Santina. «Non ci sono liste d’attesa: si chiama e immediatamente si combina l’appuntamento con lo specialista di cui si ha bisogno», grazie al lavoro organizzativo di una segreteria attiva il mercoledì dalle 17 alle 19 e il sabato dalle 9 alle 11. Due momenti settimanali di contatto che, a loro modo, scandiscono il ritmo dell’attività ordinaria dell’ufficio nell’arco di un anno pastorale che, accanto alla Giornata del malato, vede emergere altri momenti particolari, come la Giornata del sollievo, promossa attivamente dalla Pastorale della salute, e diverse celebrazioni molto sentite in ambito ospedaliero. «La bussola è sempre la stessa – sottolinea Santina –: essere vicini sia al malato sia all’operatore sanitario. Spesso entrambi si sentono soli, hanno bisogno di una stretta di mano, di una parola». In fondo, è un tema di umanizzazione delle cure: «Ne parliamo tutti, ma siamo carenti». Eppure la compassione evocata dal tema della Giornata del malato è tutta lì: in uno stile che attraversa la preghiera, i servizi, la presenza quotidiana. Un invito a farsi prossimo, come il samaritano, portando insieme il dolore dell’altro.