Omelia per il IX anniversario del Sisma di Amatrice

Amatrice
24-08-2025

Sorelle e fratelli carissimi,

come sempre in punta di piedi desidero affacciarmi al vostro cuore e alla vostra vita, specie in occasione di questo anniversario, che, anche per essere il nono (!) porta un di più di domande e di riflessioni ma, vorrei desiderarlo con voi, anche un di più di speranza nel cuore di ciascuno. Ne abbiamo bisogno, tanto! Tra l’altro stiamo celebrando questo anno il Giubileo della Speranza.

 

Mettiamo a tacere le nostre povere parole e ascoltiamo e assaporiamo quelle di Dio. Provvidenzialmente questa ricorrenza accade quest’anno di Domenica. Per i cristiani è il giorno del Cristo risorto, vittorioso sul male e sulla morte. La Domenica è anche il giorno della Chiesa perché i cristiani vi si riuniscono per celebrare la Vita che assume il sapore dell’eternità e decidono di vivere una vita “risorta”. La Domenica è anche il giorno della Speranza: chiede di mettere da parte ciò che non fa crescere, ciò che ferisce, ciò che non edifica. La Domenica ci rende più comunità: siamo salvati dalle nostre dispersioni, dalle nostre autoreferenzialità e diventiamo uno in Cristo e tra di noi per poi essere sale della terra e luce del mondo nei diversi ambienti e contesti che viviamo.

La Parola di Dio illumina il nostro stare insieme e ci aiuta. Mentre Gesù sta per andare a Gerusalemme dove darà in dono tutto se stesso, un tale gli chiede se sono pochi quelli che si salvano. Gesù non risponde (!). Eppure quello della salvezza è il tema centrale della fede. Gesù non risponde perché probabilmente intuisce che a quel tale non interessa granchè la domanda che ha fatto. Una domanda così decisiva sembra posta come una domanda da salotto, una domanda che riguarda gli altri e non se stesso… Gesù cambia la prospettiva e chiede di mettersi in gioco e sembra dire: Sappi pensare a te, sappiate pensare a voi, sforzatevi voi di entrare per la porta stretta. Ma, ci chiediamo anche noi: la salvezza è dunque solo per qualcuno? Se è stretta la porta chi ci può passare? E cosa bisogna fare per passarci? Il Vangelo ci da speranza: “Verranno dall’oriente e dall’occidente…” Gesù prospetta una moltitudine, non certo un piccolo gruppo. E aggiunge in maniera chiara: voi, invece, rimarrete fuori, anche se avete partecipato ai riti, se avete affollato le navate delle chiese… E perché? Sembra dire Gesù: perché tutto questo non vi ha cambiato il cuore, perché non avete allargato gli orizzonti, perché vi siete trattenuti dall’amare l’altro, dal soccorrerlo nelle sue sventure. È Gesù la Porta stretta. Passare da lui significa vivere una vita “all’altezza di Lui”, a sua misura. Da Lui siamo misurati. Lui desidera che con amore facciamo spazio all’altro.

È un po’ un paradosso: se tu restringi il tuo cuore, la tua vita, se sei occupato solo da te, non riuscirai ad entrare dalla porta che è Cristo. Se invece la tua vita si allarga, se fai spazio agli altri, se ti curi degli altri, se ti metti in gioco, se ti accorgi degli ultimi, di chi fa più fatica, allora dalla Porta stretta che è Cristo sarai riconosciuto e sarai salvo.

Vorrei annotare un particolare: Gesù senza creare alibi e illusioni dice: Sforzatevi di entrare per la porta stretta. Sforzatevi. C’è bisogno di coraggio, di “disciplina”. D’istinto noi pensiamo a salvarci la nostra pelle. Il Vangelo ci dice: sii disposto a perderla pure la tua vita, per amore, non risparmiarti. È la logica che guida o dovrebbe guidare un genitore: si bada prima al figlio che a se stessi. Una signora ammalata di un gravo male mi confidava qualche giorno fa: Padre, sa, la cosa che più mi rattrista non è non farcela ma far soffrire i miei figli se verrò a mancare…

Oggi, a noi che ricordiamo questo anniversario, cosa può significare Sforzarsi di entrare per la porta stretta? Immagino significhi non gettare la spugna, non far prevalere la sfiducia e la disperazione, è non rimanere ai margini, non remare contro, non dividerci ulteriormente. Sforzatevi: è un verbo nella forma plurare. C’è una dimensione comunitaria, c’è l’idea di un popolo che insieme deve continuare ad avere forza, a tessere coraggio. A chi si riferisce oggi questa parola? A noi, nessuno escluso, a ciascuno secondo la propria responsabilità. Sforzatevi, quasi a dire non arrendetevi. Coraggio, andate avanti, nella persuasione che da quella porta stretta dobbiamo passarci tutti. Non ci possono essere entrate secondarie o preferenziali e non ci sono presunzioni o giustificazioni che tengano. C’è bisogno di un Sì personale e collettivo che dobbiamo dare con i fatti. Non sciupiamo il tempo. Viviamolo insieme, anche nella dialettica, purchè si sia costruttivi perché prima ancora che case e strutture stiamo costruendo e ricostruendo la vita.

Coraggio, fratelli e sorelle, insieme, diamo il meglio di noi stessi. Di Amatrice si sente spesso parlare bene al passato. Amatrice e gli amatriciani meritano che si parli al futuro con segni sempre più visibili al presente.

La Madonna della Filetta, tutti i nostri Santi, don Giovanni Minozzi ci accompagnino. E anche la preghiera dei nostri cari defunti ci sostenga nel desiderare di sforzarci di entrare insieme per la porta stretta che è Cristo col suo amore sovrabbondante che tutti desidera accoglierci. Amen