Il mondo? Più un mistero che un problema

Articolo per «Famiglia Cristiana» (22 / 2020) in occasione del quinto anniversario dell'enciclica Laudato si'
31-05-2020

Cosa c’è all’origine della pandemia, scatenata dal Covid – 19? La domanda sta scatenando un vivace dibattito tra scienziati e gente comune. Dietro il virus c’è una matrice naturale o artificiale? È avvenuto un passaggio dal mondo animale a quello umano, oppure qualcosa è ‘scappato’ via da un laboratorio? Non credo si possa trovare, a breve, una risposta. C’è un fatto, però, che è stato rilevato da alcuni osservatori: se pure il virus è un fenomeno naturale, è possibile che la sua espansione sia stata incentivata dal rapporto con l’ambiente. Aveva, probabilmente, ragione quell’adolescente che ha girato il mondo per dire: «Non abbiamo un pianeta B!». Una posizione tanto evidente quanto snobbata, almeno fin qui. Resta vero, peraltro, che le persone cambiano non sotto la pressione della paura o per effetto del terrorismo psicologico, ma soltanto se trovano una prospettiva diversa e più convincente.

Vien fatto di pensare – a 5 anni esatti dalla la sua pubblicazione – all’Enciclica “Laudato sì”. Scrive papa Francesco: «Il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode» (LS 12). Solo a condizione di essere capaci di fermarci a guardare ed ascoltare, o, meglio, a contemplare, oltre le nostre sempre più potenti capacità di fare e di agire, possiamo riconoscere le contraddizioni alle quali ci troviamo esposti. Partendo da questa consapevolezza sarà possibile cercare di colmare quel divario mentale e politico che ogni giorno tocchiamo con mano, per cercare di orientare ciò che oggi sembra destinato a sfuggire a qualunque controllo e senso. La provocazione di papa Bergoglio sulla questione più profonda del nostro tempo è, dunque, la seguente: l’idea che ha alimentato la crescita degli ultimi secoli – quella secondo cui il semplice perseguimento dell’interesse individuale e la nostra capacità tecnica sono sufficienti per creare ricchezza collettiva – si rivela sempre più inadeguata. Al punto in cui siamo, è necessario un cambio di passo. Abbiamo bisogno di ricomporre su basi nuove la possibilità di espressione dell’io con la cura del contesto circostante; l’organizzazione dei sistemi tecno-economici con le esigenze dell’ecosistema; le nostre certezze scientifiche con lo spazio del mistero. Solo per questa via l’essere umano può arrivare a capire che la condizione di libertà che lo caratterizza non cancella, bensì esalta, la sua responsabilità – cioè il suo essere in relazione – rispetto a ciò che lo circonda. È questa la conversione che il Papa chiede. Una conversione che ha bisogno, per potersi realizzare, di un tipo d’uomo diverso da quello oggi dominante. Per evitare di proseguire imperterriti, «pensando di rimanere sani in un mondo malato» (papa Francesco, 27 marzo 2020).